Formazione


1992-1996 Liceo Scientifico Statale “ Antonio da Sangallo” Montepulciano (SI)

1996-2001 Accademia Di Belle Arti Firenze sezione Pittura

2002-2003 Liceo Artistico “U.Boccioni” Verona




M o s t r e     e d     e s p o s i z i o n i


03.11.2016 - 13.11.2016 AIAS Ayla International Art Symposium I Session, Aqaba - Giordania.

2016 Esposizione collettiva “acqua”. Un viaggio tra paesaggi e sentimenti,  Affordable Art point - Orler, in collaborazione con l’associazione per l’Arte Dedalo River, Punta Ala (Gr).

2016 Galleria d’Arte Leonardo Kunstgalerie , Bolzano.

2015 Galleria d’Arte Leonardo Kunstgalerie , Bolzano.

28.11.2014 - 08.01.2015 “Impressioni Astratte” Museion, Bolzano.

14 - 28 settembre 2014 Personale e live painting performance Palazzo Comunale, Lingenfeld, Germania.

28 marzo -12 aprile 2014 Personale Galleria d’Arte Leonardo Kunstgalerie , Bolzano.

2013 Esposizione opere pittoriche Galleria d’Arte Leonardo Kunstgalerie di Fable Sergio, Bolzano.

2013 Premio Internazionale Festival Art 2013, Palazzo Leti Sansi, Spoleto.

2013 Esposizione opere pittoriche Galleria Orler, S. Martino di Castrozza, Trento.

2012 Esposizione opere pittoriche e live performance presso spazio espositivo Galleria Orler, Punta Ala (Gr).

2012 Personale e live performance, Associazione culturale Mattatoio N.5, Montepulciano (Si).

Nel 2011 ha intrapreso un’opera di “ Conservazione e Restauro” nell’ex Convento di Santa Maria degli Angioli in Lugano (Svizzera), sull’ integrazione di intonaci, finiture e decorazioni pittoriche murali .

2010 - 2012   Esposizione opere pittoriche:  eventi “Arte sotto i Portici Bologna” VII e IX  Edizione e “Arte a cielo aperto Bagutta” 93’ Edizione Milano. 

2009  Esposizione collettiva e Laboratorio Art Kolonija promosso dalla Galleria “Makek – Paradiso” Rab Croazia

2003 – 2012  Esposizioni collettive e personali in Italia a Siena, Arezzo, Firenze, Montepulciano, Pisa, Punta Ala.

Ha ricevuto il primo premio alla sezione Giovani Pittori Contemporanei “Premio San Galgano” Chiusdino (Si) nel 2000 e 2002 e altri riconoscimenti in Toscana.

Le sue opere pittoriche sono presenti in collezioni private in Italia e all’estero.

Dal 2001 al 2009 ha tenuto corsi di disegno e pittura per bambini e adulti in strutture private e in occasione di eventi, in particolare presso la scuola privata “Accademia d’arte Gesto, Parola, Musica “ in Sinalunga (Si).






Lo sguardo degli altri



Rivelazioni



Osservare un dipinto di Martina Buracchi non è semplicemente guardare un paesaggio o un elemento naturale, significa osservare l'interpretazione di esso tramite una finestra privilegiata: gli occhi dell'anima dell'artista; gli elementi subiscono così una trasformazione, di tipo interiore ed elaborata dal subconscio, restituita sulla tela.

Lo stesso mezzo tecnico con il quale si esprime non è scelto a caso: la pittura ad olio, ed in qualche caso l'acrilico, le permette iridescenze e complessi giochi di riflessi che gli elementi naturali le suggeriscono. Martina Buracchi diviene una sorta di mediatore tra noi e la natura che ci circonda: come un prisma. Lo spettro della luce naturale infatti lo cogliamo soltanto durante il processo di riflessione dei colori che un oggetto provoca, diversamente per noi la luce è bianca. Ebbene, la luce che attraversa un prisma triangolare si scompone in tutta la gamma dei colori visibili ad occhio umano, rivelandoci il vero spettro luminoso. Martina è come il prisma: mediante lei possiamo riappropriarci dei colori, delle loro luminescenze, dei suoi riflessi.

Negli anni Settanta del Quattrocento venne introdotto in Italia un potente mezzo espressivo: la pittura ad olio. Tramite i pittori fiamminghi, che non inventarono la tecnica poiché era già nota nell'antichità ma la riscoprirono, gli artisti italiani adottarono un nuovo mezzo di espressione che permetteva sorprendenti capacità di imitazione del dato naturale e luministico (si ricordino per esempio i meravigliosi dipinti di Piero della Francesca o di Antonello da Messina). È proprio con questa caratteristica, tramite questa ricerca del dato luminoso, che dobbiamo leggere i quadri di Martina Buracchi: non solo nei paesaggi ma anche nelle sue più recenti ed innovative tele dedicate a forti zoomate dei ciottoli di mare o della legna. La volontà di questa artista pare essere una personale ed intima mediazione della luce, proprio come successe ai pittori italiani di fine Quattrocento: riscoprire il dato naturale tramite essa. Per l’artista diviene essenza pura, puro sentimento interiore, ricerca di uno stato mentale prima ancora di quello materiale: Martina Buracchi traduce e rivela al pubblico un nuovo sentimento della luce ed i suoi riflessi, siano essi lucidi o opachi. La luce e la gamma da essa derivata fanno parte della più intima ricerca stilistica di questa giovane artista.


Luca Fiorentino





Primi lavori – Olio


La Fontana di Nettuno, in piazza della Signoria a Firenze, è all’origine di una serie di lavori all’olio realizzati negli anni 2…

Divinità  marine, ninfee, fauni in bronzo, l’enorme dio del mare in marmo bianco inspirano opere possenti sia per il loro formato che per i colori forti  e il trattamento originale.

I soggetti più importanti sono i Fauni  e i Cavalli.

Il bronzo dei primi è reso in tonalità scure di blu, verde, marrone mentre il  marmo dei cavalli gioca con dei rosa e grigi delicati. Di particolare interesse è il cavallo in blu.

Il segno soggiacente è sicuro, la riproduzione realisticamentre il colore dà una nota di modernità.

Il tema del cavallo sarà ulteriormente utilizzato con altre tecniche e materiali, dall’inchiostro di China alle sabbie.



Sabbie e materie


Nella Collegiata di S.Quirico d’Orcia (12°-13°s.) due leoni sostengono le colonne del portico romanico.

La loro superficie granulosa, levigata in parte dal tempo, sollecita una ricerca  per ricrearne l’effetto.

E’ l’inizio di una serie di  opere – dai leoni ai paesaggi collinari, alle opere più astratte – che utilizzano principalmente sabbie, tessuti, materiali diversi. In altri lavori, questi materiali, usati più parsimoniosamente, sono completati da tratti pastosi d’olio o d’acrilico.

In alcuni quadri la ricerca si esplicita in forme astratte: la grossa tela granulosa si inserisca in sabbie scure a cui fa contrasto la luminosità della rena bianca, giochi in bianco e nero allietati da tenui arabeschi, campiture bicolori ricordanti le opere di Burri. Più tardi, impasti di sabbie colorate arricchiscono la paletta e rendono più corposa la stesura. Alle sabbie si aggiungono pietruzze e legnetti, materiali organici di diversa specie. I colori si differenziano e le terre e gli ocri si prolungano in verdi caldi o dalle tonalità più fredde che già preannunciano il paesaggio.

Ecco le grandi tele dove il paesaggio toscano della Val d’Orcia e delle Crete viene trattato in modo inabituale: il pennello è sostituito da impasti e colate di sabbia. Cosi, il cielo, le colline lontane, i calanchi, la ricchezza dei campi dai colori cangianti, alberi e fiori sembrano prender corpo nella tela.

Chi è abituato a tali paesaggi ritrova in questi lavori la dolce rotondità delle colline, levigate in tempi remoti dalla acque del Mediterraneo che le coprivano, e l’asperità di terre lavorate da sempre dalla fatica dei contadini.

Paesaggi, testimoni di un’antica civiltà che ne fa la bellezza.

Il trattamento inabituale di sabbie e materie, è pure usato nella figurazione di alcuni personaggi. Il loro disegno sicuro è confermato da alcune opere in bianco e nero: corpi e volti di donne, donne d’oriente.



Dalla sabbia ai sassi


In una cala tranquilla della costa toscana, la rena si accumula sulla spiaggia in mucchietti grumosi e i ciottoli levigati dalla risacca si trasformano in oggetti fantasiosi. Colori e forme di un’infinita varietà interpellano l’occhio attento che sa osservarli per tradurli, più tardi, sulla tela.

Ciottoli e sassi dalle sfumature delicate attraversati, a volte, da una linea bianca.  Il passare di una nuvola o la prossimità del mare trasformano i colori.  Uno spruzzo d’acqua o il rametto portato dall’onda arricchiscono il soggetto.

Forme  minerali, rese vive dalla natura che le circonda, sempre in movimento.

E questo gioco di forme e di colori si ritrova su tele di dimensioni diverse. Una grande tela, centinaia di sassi diversi, a che pro? A far sognare….


Anna Rimoldi





Il corpo della natura

di

Marco Montori


La natura e il paesaggio soffrono per essere diventati oggetti fra gli oggetti. Nell’esperienza di massa spesso è solo un simulacro di paesaggio quello che si può incontrare: memorie artificiali o simulazioni pubblicitarie di paesaggi ideali.

Il consumo materiale ed economico della natura porta ad una consunzione progressiva della sua immagine, le cause sono varie e tutte importanti. Innanzitutto il venir meno, per lo svigorimento simbolico, della meraviglia, da qui la caduta nell’usuale e nell’ovvio, una progressiva incapacità di vedere imputabile all’enorme quantità di immagini che nella società contemporanea sostituiscono la natura, già da tempo iscritta nel registro di una materialità inerte e perciò manipolabile a piacere.

E’ per tutto questo che diventa difficile dire bello un paesaggio per lo più violato o incompreso, oppure definire sublimi montagne ingabbiate nel reticolo delle funivie, e i litorali formicolanti di masse umane, etc.

E’ in questo disagevole clima che Martina Buracchi ha intrapreso la sua carriera di pittrice, dapprima attraverso la formazione presso L’Accademia di Belle Arti di Firenze, poi, successivamente nella pratica di ricerca e sperimentazione quotidiana, è sorprendente e raro vedere quanto l’artista abbia curato la propria preparazione, ne sono testimonianza le grosse cartelle di disegni anatomici, di ritratti e di oggetti, fra cui rustici scarponi e abbozzi di paesaggi. Nelle tavole anatomiche e un po’ ovunque, si coglie l’impeto di una ricerca introspettiva; nei nudi accademici, nei ritratti e nella magnifica serie degli autoritratti, l’artista è efficacemente tesa a fissare la determinazione emotiva dell’istante. La figura umana muliebre quanto maschile reca tratti decisi, secchi non esenti talora da violenza, tratti che circoscrivono drammaticamente il loro spazio corporeo, quale scena dei sentimenti più vitali.

Non è difficile per l’osservatore sperimentato, vedere che la ricerca della Buracchi sa cogliere efficacemente la complessità del motus animae nel corpo materiale che veicola tale moto. L’Artista toscana non solo è divenuta sicura padrona delle tecniche tradizionali, ma del pari capace di sperimentarne efficacemente di nuove, maturando quei livelli di poeticità che dal 2007-2008, le consentono di andare oltre la semplice riproduzione del visibile per giungere, come vediamo oggi, a manifestare la struttura nascosta della natura. (cfr. 1° esergo di Eraclito), come, a suo modo, procede la fisica quando illustra atomi e particelle. La fatica fisica, l’effusione laboriosa non sarebbero state sufficienti senza la disponibilità e la sensibilità della Buracchi ad essere avvolta , anche involontariamente dall’archetipo corpo della natura, dal quale tutto il cosmo sensibile, con i suoi colori e le sue forme, prende vita. Tutto questo ho colto nei frequenti colloqui con l’artista: la volontaria consapevolezza di sottostare gioiosamente al profondo magistero naturale che non manca di nutrire la sua “immaginazione produttiva”. Mi corre a questo punto l’obbligo di far presente che il soggettivismo moderno equivoca la creatività intendendola come l’azione geniale di un soggetto sovrano, mentre il progetto artistico della Buracchi, non ottiene il suo valore ed il suo fascino né dall’abituale, né dal tramandato. Parafrasando F. Holderlin, La Natura più antica delle età (evi)/sopra gli dei della sera e dell’oriente, si desta nell’opera matura della Sinalunghese sotto forma di estasi ardente, in cui si nasconde l’apparente, il naturalistico dell’osservazione ingenua e, si manifesta nella luce il nascosto. (ancora Eraclito fr. 123)

La natura e il suo corpo che per G. Leopardi era sintetizzato da una donna bruna dallo sguardo terribile (cfr. Dialogo della Natura e di un Islandese in Operette Morali), per l’artista toscana è rappresentabile piuttosto dai sassi marini, dai tronchi accatastati che mostrano nei cerchi la loro età, dai paesaggi insabbiati (Versanden) di arenaria e di altri pigmenti ricavati  direttamente dal terreno e, infine dal corpo umano sofferente e trionfante ad un tempo. E’ così che per Martina Buracchi , il corpo della natura, prima di essere biologismo o meccanicismo, è Psychè ovvero soffio, respiro, alito e animazione, ritmo cosmico.

Legno, sassi, paesaggi aspri, cieli, diventano grazie allo stile, metafora e, successivamente, come lo spettatore-fruitore vede, metamorfosi, in cui la natura, distrattamente percepita dai più, si scambia con quella dipinta sulle tele, in cui il nuovo mondo prefigurato entra facilmente e indelebilmente - perché di vera opera d’arte si tratta - a far parte, come si vedrà, non solo del patrimonio visivo dello spettatore, ma di quello più nascosto della sua anima.

Nelle pietraie, nelle cataste di tronchi, nei paesaggi aspri, ondulati, tali da unire la dimensione ctonia a quella astrale, per le linee spezzate, ascendenti, multicrome, sia pure con l’arenaria dominante, è come se la forma del visibile avesse un’orlatura dipanantesi in linee di contatto sulle quali il colore si addensa  e preme sul mistero latente dello spazio deserto al cui contatto l’animo può sussultare ma anche dimenticarsi.

Lungi dal voler esporre una teoria della percezione e della fruizione dell’arte, ciò che qui preme dire, è che l’energia che sostiene la Buracchi, non può non comunicarsi, in quanto le scelte di segno e cromatiche, son parte collettiva di un mondo dimenticato o, semplicemente, mai attivato.

Nella fase della sua maturità tecnica e poetica, Martina Buracchi, ha trovato nell’arenaria e nelle sfumature affini, una tonalità cromatica, che, simile ad una sorta di basso continuo delle composizioni musicali, accompagna e caratterizza una natura né caotica e né ferina (come quella delle opere etniche del periodo sudamericano dell’Artista), né tanto meno banalmente antropizzata o, peggio, ridotta a riserva di avventura e affermazione soggettiva. Nei suoi paesaggi si dipana attraverso le linee e i rilievi carichi di colori anche intensi, solennità e semplicità che non so se non riportare a quel “sentire cosmico” che F. Nietzsche invocava di contro allo smisurato, al quantitativo, perciò, “Si deve essere ancora vicini ai fiori, alle erbe e alle farfalle come i bambini che non sono molto più alti di loro…” (Umano troppo umano II). Grazie ad una spinta analoga la pittura dell’Artista toscana esce dalle rappresentazioni  consuete per ritornare ad una consapevolezza diversa della natura, recuperandone la valenza aristotelica di contenitore della prote yle, (Materia prima) sotto forma grafica e pittorica, assegnando  quel principio astratto a delle forme semplici e riconoscibili che lo rendono percepibile. Paesaggi, sassi, tronchi, figure umane possono, come nel tardo Rinascimento, essere accostati ai principi di materia signata e signatura rerum, in quanto essi appaiono come trasfigurati nella pittura della Buracchi  quali effetti di una potenza celeste trasferita nelle singole cose terrestri, oppure come disse H. Bergson, le cose materiali sarebbero la lingua con la quale dio parla. (La pensée et le mouvant, Paris, 1938) 

Il corpo della natura che la pittura della Buracchi ci manifesta, non è semplicemente una porzione di paesaggio, la trasparenza di un’acqua o altra immagine visibile e neppure il particolare presentarsi di un materiale trasposto in opera per la sua valenza eversiva, com’è accaduto nell’Astrattismo e nell’Informale. La pittrice toscana dà semplicemente una forma pittorica e poetica alla Natura, mantenendo il suo e nostro bisogno di totalità come qualcosa di limitato all’orizzonte visivo e il risultato finale diventa un irripetibile paesaggio dell’anima.

Marco Montorilaureato in Filosofia e in Scienze Politiche, docente di Storia e Filosofia nei Licei e nelle Università Popolari, è stato professore a contratto presso la cattedra di Estetica dell’Università di Perugia.

La sua attività si svolge fra ricerca filosofica a alta divulgazione nelle più svariate modalità: dall’organizzazione e partecipazione a convegni, a conferenze, a presentazioni di opere letterarie e artistiche. Ha infatti tenuto cicli di conferenze presso l’Istituto Italiano di cultura di Buenos Aires, nelle Università di Mòron (Argentina) e di Salamanca (Spagna). E’ stato a lungo presidente dell’Associazione filosofica T.Moretti-Costanzi, collaboratore del centro studi della Fondazione Federico II Hohenstaufen di Jesi, dell’Accademia degli Oscuri e di altre Istituzioni. Critico e saggista, i suoi contributi sono sparsi in diverse riviste: Bailamme, La Sfinge, IL Cannocchiale, la Rivista di Estetica.

In tempi recenti, dopo un soggiorno di studio presso il Warburg Institute di Londra, ha pubblicato in inglese un saggio sull’umanista E. Silvio Piccolomini. Vive e lavora fra Bologna e Montepulciano, in cui si è faticosamente ritagliato uno spazio adeguato d’intensa meditazione.




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Martina Buracchi pittrice è nata nel 1977 in provincia di Siena, dove vive                e lavora. Si diploma nel 2002 all’Accademia di Belle Arti in Firenze, nella sezione di Pittura. In questi anni si è orientata verso  una ricerca introspettiva tramite disegno dal vero del corpo umano e particolarmente del volto.

Nelle sue prime rappresentazioni pittoriche affronta figure classiche rielaborate ed inserite in un moderno contesto di colori e composizioni, cariche di allegorie, di forza e significato psicologico. Cavalli, satiri, leoni,..fontane e rituali legati all’acqua appaiono in più composizioni come simboli del rinnovamento spirituale, dei concetti fondamentali di rinascita e trasformazione.

Nel suo lavoro si nota un’ evoluzione e l’interesse per tutto ciò che                                  riguarda la natura, dal paesaggio en plein air, a elementi minerali, dalla

figurazione umana a esseri animali inseriti in un contesto esistenziale. Abbozzi,schizzi su grandi superfici composizioni figurative monocromatiche che richiamano il disegno pittorico.

Dalla sua preparazione ed esperienza personale sceglie materiali come  la juta e lino per le tele che prepara artigianalmente e tratta con pigmenti puri, acrilici, olio, combinati a diversi componenti e materiali non  pittorici.

                                    

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